NUOVA ZELANDA, 1907 CON OCCHI DI DONNA.


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Katherine Mansfield
“Viaggio in Urewera”, Adelphi 2015

Nuova Zelanda, all’inizio del secolo XIX. Meravigliosa terra alla periferia estrema dell’Impero Britannico. La giovane Katherine Mansfield (1888- 1923) che vi è nata, attraversa una parte di territorio nel nord ovest, oggi sede di un parco che ne preserva la bellezza.
Nasce un reportage asciutto, intelligente, liquido come le acque delle immense cascate Waipunga. Il mondo che le viene incontro è descritto a tratti, fissando rapide emozioni, paesaggi colori, quasi disegnato attraverso le parole. La vita degli abitanti (indigeni e coloni inglesi) non è facile, le strade quasi non esistono, i tempi degli spostamenti sono infiniti e incalcolabili. Si campeggia, tele cerate a modesta protezione per le forti piogge, l’automobile non può certo sempre essere utilizzata.
La cultura maori la affascina soprattutto attraverso la lingua, i suoni antichi. E’ una immersione totale dalla quale esce trasformata, come se avesse compiuto un viaggio iniziatico. Katherine lascerà la Nuova Zelanda per l’Europa, ma non perderà il gusto per la scoperta, muovendosi per le vie di Parigi – e di altre città –come in una sua personale foresta, densa di esperienze formative, di personaggi e situazioni da raccontare.
Una scrittrice libera, intelligente, straordinariamente moderna e acuta emerge da queste paginette che richiamano lo stile di Virginia Woolf (il flusso di coscienza) e quello maturo di Joyce: “La rugiada sull’erba e i waratah – un’allodola trilla come una pazza – bere un bel boccale di tè, mangiarsi una intera pagnotta con la marmellata – 14 dicembre – l’ultima notte. Oh che temporale ieri notte – arrivo dell’alba – con i salici che si sferzano l’un l’altro”.
Scrittura che procede ad angoli, scarti secchi di bellezza… dall’altra parte del globo, nell’ombelicale Parigi, Picasso aveva già messo in scena i corpi asciutti, geometrici e misteriosi, delle sue “Demoiselles”.
La vita procede a balzi, come su un sentiero: “Una giornata grigia – guido io – una lunga strada polverosa – poi ecco davanti a noi il Tarawera con immenso crepaccio bianco. La povertà del paese – ma le stupende montagne azzurre – tutto intorno la grande distesa di manuka bruciata”.